09 Settembre 2008

e voi?

vi rendete conto in quasi nessun post, in quasi nessun blog si scriva di momenti in cui si e' felici? si finisce sempre per piangersi addosso, per dare sfogo alla disperazione....che fine ha fatto la felicita'? lo stare bene?
Siete feilci di voi stessi? siete felice e orgogliosi della vita che fate?? E non dite assolutamente no, perche' non vi credo, se non ci fosse neanche una sola cosa bella nella vostra vita sareste tutti morti. Vi piacete??
Io sono felice. Ho mille cose che non vanno in questo momento, cose che mi distruggono interiormente e non lo do a vedere. Cose che mi danno fastidio che mi innervosiscono, ma sono felice. SOno felice delle scelte che ho fatto, sono felice di cosa mi e' successo, sono felice di me stessa e di come me la cavo. Sono felice di aver fatto errori e di essere stata male e di stare male perche' so che ne e' valsa la pena in un modo o nell'altro. Mi piaccio, sono piena di difetti e di imperfezioni, ma mi piaccio, mi piace la Margherita che sono diventata e la Margherita che ha le potenzialita' di diventare qualcosa di piu'.
E voi? siete felici? e perche' non lo dite al mondo intero per una volta? perche' invece di analizzare tutte le cose negative che vi succedono non analizzate quelle positive?? sono quelle che vi rimarranno.
siete felici? siete un tantino soddisfatti? c'e' qualcosa che vi fa sorridere ameno?

14 commenti

  • Nuttola

    tut-tut

    volevo lasciare il mio contributo filosofico a proposito del'argomento molto interessante che hai sollevato, poi mi sono accorta degli altri 847commenti e ho deciso che la maggir parte di ciò che penso sia stata già detta.
    Però... però posso dirti perché IO scrivo in un blog. Anzi, in più blog (perdonatemi, ma il mio vero verissimo inconscio non riesco a rivelarlo a persone come voi, che mi conoscete nella vita reale).
    Io ci scrivo... perché non ho ancora trovato una persona che mi faccia sentire tanto a mio agio da poterle raccontare tutto di me.
    E perché io non ho voglia di rivelarmi totalmente a nessuno, forse per paura o chissàcos'altro.
    E una persona così, se ci fosse, sarebbe la mia "migliore amica", probabilmente.
    La mia domanda è: cosa raccontano le persone ai propri confidenti? Cosa raccontano quando hanno bisogno di sfogarsi, futili chiacchierate a parte?
    La mia opinione è che parlino di emozioni.
    Pure, fragili emozioni.
    Che inevitabilmente si dividono in emozioni piacevoli e spiacevoli. Amore, infatuazione, cotta, amicizia, sogni, desideri, speranze, gioie.... ma anche dolore, tristezza, rabbia, amarezza, delusione.
    Le une belle, le altre meno desiderate. Ma ovvie nella vita di una persona.
    Perché qual è, in realtà, la linea che separa le une delle altre? Non è netta.
    L'amore con il dolore, i sogni con la delusione, le speranze con l'amarezza.
    E dirò di più, secondo me la felicità va a braccetto con la tristezza.
    Come illuminare, esaltare i momenti di gioia senza che essi vengano resi più vividi da periodi di dolore?
    E se il dolore ci chiede uno sfogo, ben vengano i lacrimevoli testi su blog.

    Per parte mia (mi ricorda qualcosa) adoro leggere questi testi, quando sono scritti bene, perché richiamano in me una malinconia che è tipica dell'amore, una sensazione che adoro.
    Ti capita mai di buttarti giù subito dopo che le endorfine o qualsivoglia ormone hanno fatto il loro corso per darti un momento di gioia? a me si (credo siano gli ormoni il problema... stupidi ormoni!!)

    ok dopo questo sproloquio (e dire che non dovevo fare disquisizioni in merito) rispondo alla tua domanda (halleluja): sono felice a metà. Diciamo che so che dovrei essere felice perché sono fortunata, e per certi versi lo sono, ma al tempo stesso mi rendo conto di quante cose non vanno in me o in quello che sto facendo o in quello che vorrei fare.... e a quel punto mi chiedo cosa sia davvero la felicità.
    poi generalmente mi calo, altrimenti con questi dubbi esistenziali non campo :)
    Scritto il: 25/09/2008 20:20:59
  • Anabolized

    fedasdf

    quoto tutto quel che disse fiamma, con una precisazione in più...
    per molte persone il blog è un luogo dove sfogarsi, dove mostrare (approfittando dell'anonimato e di una relativa apersonalità) anche quelle parti di sè che non si riescono a mostrare di persona... inoltre io mi sono trovato nella situazione in cui stavo bene e ho scritto un paio di post "felici" dopodichè... avevo già detto tutto... le felicità si spiega stranamente in 4 parole, il dolore, la paranoia, la paura, l'odio, la solitudine etc... quelli no... per quelli ci sono sempre nuove parole che premono da dentro per uscire, che si sente il bisogno di far uscire... e non è quando si sta bene che si ha bisogno di affermare la propria esistenza, o di farsi aiutare, o di sfogarsi... spero che troverai queste ragioni soddisfacenti...
    Scritto il: 10/09/2008 01:39:24
  • Insideprimus

    *

    Quanto hai ragione! =)
    Mi sento di fare un distinguo, però.
    Anche in qualche post di un bel po' di tempo fa ne ho già parlato. Quando si scrive in un blog, o in un qualunque altro posto in cui passa per lo più gente che non si conosce e la si vuole interessare ed ammaliare con le proprie parole, il quotidiano non funziona. Odio quei blog dove scrivono: "A presto! Vado in vacanza...tvbukdb", oppure "oggi sono stato/a a fare la spesa ed ho preso sei uova. Che palle"... a chi lo dici! Se sei stufo/a tu, figurati il disgraziato a cui capita di leggerti!
    Poi ci sono la felicità e le vite che vanno bene. Ecco un'altro caso che a volte può essere palloso; nel senso, se uno ricade nella banalità e la ripete all'infinito, stufa. "Sono sempre felice, trallalà, amo la mia famiglia, i miei insegnanti, il mio pesce rosso e la nonna, trallalà..."
    Un ottimo esempio di felicità "interessante" è il tuo post. Non hai scritto "sono felice", punto. Hai annesso le cause, e per cosa anche non lo sei, e pure un'invettiva contro chi non lo è mai. O non vuole esserlo mai.
    E arriviamo al dolore. Eee, l'uomo del Novecento, ed anche del Duemila, è un uomo sadico, cinico, senza cuore. No, scherzo, è solo alla ricerca del proprio male, visto che vive troppo bene. Almeno per la nostra società. Dopo, se vai nelle tribù nomadi africane, vedi come si accontentano di un bicchiere d'acqua pulita ed un tozzo di pane. Comunque, senza uscire di tema...è molto più interessante leggere di un'uomo che si dispera. Sempre se è scritto bene. Ma ormai si è capito che questa è una clausola che vale per ogni tipo di lettura. Solo la commedia ha protagonisti che non hanno cambiamenti di tipo psicologico, un'evoluzione, ed è per questo che vengono considerate un genere "leggero". La tragedia, però, ti coinvolge, ti rende partecipe della storia, ti fa soffrire ed "evolvere" con i protagonisti: insomma, colpisce di più. E, diciamoci la verità, quando stiamo abbastanza bene, è bello cedere al vittimismo e credere di stare male. La gente ti commenta dicendoti: "su forza, sii forte"; e pensa "poverino...". Attiri l'attenzione.
    Ora devo fare come Puck e la Nonciclopedia, e dire di non prendervela a male, se vi ho offeso. Prendetevela malissimo, perchè il mio modo di farmi notare è questo. X>
    E scusa per il tema, Meme. =)
    Scritto il: 09/09/2008 13:23:25
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